Flexible, remote e smart working: cosa sono

È una tematica molto attuale la cui discussione è oggi stimolata dal ricordo di momenti catastrofici che abbiamo già vissuto con i diversi terremoti che si sono susseguiti negli ultimi anni, e dagli ultimi eventi che vedono le nostre imprese subire gli effetti dell’epidemia da COVID-19.

Il Flexible Working

Non è un contratto di lavoro o una fantomatica tecnologia come molti credono, ma si tratta di una strategia manageriale che abbraccia una nuova visione del lavoro.
In parole più semplici, è un concetto di lavoro che si adegua ai bisogni delle persone e del business attraverso la ricerca del maggior equilibrio tra vita personale e vita professionale.
Il flexible working interviene sulla flessibilità:

  • dell’orario di lavoro, in entrata e/o in uscita,
  • della gestione del lavoro, in condivisione o a progetto,
  • del luogo di lavoro, in mobilità, da casa o da sedi di altre organizzazioni,
  • dei contratti di lavoro, come collaboratore diretto, come freelance o come altre differenti forme contrattuali.

In questo contesto si può parlare di remote working o lavoro a distanza o di smart working o lavoro agile.


I numeri del Flexible Working

La diffusione del flexible working è dovuta alle tante aziende nel mondo che già da diverso tempo hanno puntato su questa nuova forma di lavoro e, soprattutto, è dovuta al web e alle tecnologie informatiche che l’hanno resa possibile.
Nel nostro Paese il flexible working è utilizzato da circa il 10% dei collaboratori alle dipendenze dell’impresa di grandi dimensioni, di cui circa il 7% con la formula del lavoro agile e il 3% con quella del lavoro a distanza.
In Europa, invece, questi numeri sono più consistenti e la media delle imprese di grandi dimensioni che hanno già avviato la sperimentazione del lavoro agile sale a circa il 18%.
Questi numeri rappresentano un forte auspicio al cambiamento e ci aspettiamo che anche le imprese di piccole e medie dimensioni che rappresentano il 95% del tessuto imprenditoriale del nostro Paese vadano al più presto in questa direzione.


Remote e Smart Working, due approcci a confronto

Molto spesso si tende a sovrapporre e confondere il lavoro a distanza con il lavoro agile. L’unica cosa che li accomuna, ma che allo stesso tempo li rende possibili, è l’impiego delle tecnologie informatiche. Tuttavia rappresentano due differenti modelli culturali di organizzazione del lavoro, ma in entrambi, ciò che conta è il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Proviamo a riconoscerli.


Il Lavoro a Distanza

Grazie allo sviluppo delle tecnologie informatiche si diffonde negli Stati Uniti intorno agli anni ’70. Viene introdotto in settori d’impresa dove è possibile consentire ai collaboratori di lavorare da casa o in un altro specifico luogo lontano dalla sede operativa, con l’impiego dei mezzi tecnologici messi a disposizione dalla stessa impresa.


Il Lavoro Agile

In questo approccio, invece, il collaboratore svolge il proprio lavoro fuori dalla sede dell’impresa, ma decide in autonomia dove e quando eseguirlo nel rispetto della massima collaborazione e della massima efficienza richiesta dal processo. Fa uso di mezzi tecnologici propri e/o di terze parti.


Qual è la differenza tra i due approcci

Sostanzialmente, è solo una la grande differenza tra il lavoro a distanza e il lavoro agile, la mobilità, e cioè la possibilità di svolgere le proprie attività in qualsiasi luogo.
La mobilità non deve essere guardata come un elemento esterno al perimetro dell’impresa ma può essere realizzata anche al suo interno.

Ad esempio, il lavoro agile applicato all’interno dell’impresa consentirebbe di ottimizzare gli spazi interni, permetterebbe ai collaboratori di operare in un ambiente meno confusionario ma allo stesso tempo collaborativo, potrebbe realizzare ambienti virtuali per il co-working o per importanti riunioni di lavoro.


Il successo del Lavoro Agile

Dipende dalla capacità di innovare il modo di pensare e di agire di tutti gli attori che fanno parte del sistema impresa, vertici aziendali, manager e collaboratori.
Naturalmente il successo del lavoro agile non nasce per caso, ma lo si raggiunge solo attraverso le leve della fiducia, della cooperazione e della responsabilizzazione e, soprattutto, in quella del bilanciamento degli interessi della vita lavorativa con quelli della vita privata di tutti gli attori.

La sostenibilità è un altro fattore di successo del lavoro agile. La riduzione della domanda di mobilità lavorativa si traduce in una riduzione di consumi energetici e, quindi, in minori emissioni di agenti inquinanti, e in una riduzione di costi e di possibili infortuni legati agli spostamenti per raggiungere il posto di lavoro.

Quindi, cosa aspettiamo? Non ci sono gabbie normative e tecnologiche che ne ostacolano la diffusione, l’importante è uscire fuori da un’altra gabbia, forse quella più difficile da rimuovere e che frena il normale sviluppo aziendale, è quella delle nostre convinzioni.



Condividi su
Default image
Giuseppe Lamatrice
Consulente di Informatica Aziendale.